Mazzetta di brugo con bozzoli
L'allevamento del baco da seta
Nello stemma del nostro Comune si notano due alberi di gelso norditi su campagna di verde fiorita, che vogliono richiamare la più importante e redditizia attività agricola dei Comeriesi fino agli anni Venti del secolo scorso: l'allevamento del baco da seta.
Si trattava di un lavoro intensissimo che impegnava tutti i membri delle famiglie di Comerio, dai piccoli agli anziani, di giorno e di notte, per circa un mese a cavallo tra maggio e giugno: un lavoro che portava, però, il ricavo più cospicuo ai modesti bilanci dei nostri regiù e delle nostre massaie.
Le uova delle farfalle femmine del baco, misurate e vendute ad once, venivano conservate in speciali stabilimenti bacologici e poi fatte schiudere verso la metà di maggio. Ogni famiglia prenotava da mezza a due once di "semenza". Ed ecco l'impegno lavorativo: si doveva preparare il locale, talvolta anche due, dove si impiantavano solitamente due cataste o serie di graticci: cinque, sei dal pavimento al soffitto, distanti circa 60 cm. l'uno dall'altro, lunghi da cinque a sei metri secondo le dimensioni del locale e larghi un metro e anche più, sostenuti da pali di legno con cavicchi. In totale dunque, in un locale venivano sistemati da dieci a dodici graticci con sponde e intelaiature in legno, con fondo appunto a graticcio di canne del Lago, coperto con apposita carta.
Il locale così arredato, veniva chiuso ermeticamente e poi "disinfettato" bruciando, al centro del pavimento, due o tre chili di zolfo. Si perchè il baco da seta era soggetto a malattie infettive: la flacidezza (ur negrùm), il giallume (ur gialdùm), il calcino (ur calcìn).